Ora legale

L'ORA LEGALE ED I FUSI ORARI

Con l’ultima Domenica del mese di Ottobre cessa l’applicazione dell’ora legale estiva e si ritorna al consueto orario invernale. Gli orologi, per meglio adeguarsi al moto apparente del Sole, andranno rimessi di un’ora indietro con la conseguenza che vedremo bruscamente accorciarsi le giornate.
L’uso di modificare l’ora di riferimento degli orologi nel nostro paese è vecchia di oltre trent’anni ed è sostanzialmente dettata dalla necessità di risparmiare energia elettrica. L’avanzamento degli orologi di un’ora consente di sfruttare il maggior arco temporale di permanenza del Sole sopra l’orizzonte durante il periodo estivo. La nostra vita cittadina non è di fatto regolata sugli istanti del sorgere e del tramonto del sole, come invece avviene nelle comunità ad economia agricola allo scopo di sfruttare al massimo la luce disponibile. Le attività prevalenti delle nostre giornate lavorative sono spostate nella seconda parte della giornata; quelle ricreative e di rapporto sociale con gli altri addiritura alla sera. Questo comporta un pessimo sfruttamento della luce solare nel periodo estivo, in quanto nonostante faccia giorno molto presto noi continuiamo ad iniziare la nostra attività intorno alle sette - otto del mattino, sprecando così ore preziose di luce solare. L’avanzamento di un’ora altro non fa che riequilibrare in parte il bilancio giornaliero luce-notte spostando all'indietro in blocco le nostre attività e riportandole quasi completamente entro l’arco di luce diurna con conseguente risparmio di energia elettrica per l’illuminazione.
L’introduzione delle “ore legali” (cioè ore imposte per decreto e aventi valore legale) è vecchia di circa tre secoli; alla sua base c’è l’esigenza di adattare il tempo naturale basato sui fenomeni del cielo alle necessità e comodità della vita civile; la trasformazione da tempo solare a quello legale attualmente usato in tutto il mondo fu graduale e segnato da vari momenti di cui cercheremo di illustrare sinteticamente la storia.
I nostri orologi misurano il tempo sulla base di fenomeni ciclici a periodo rigorosamente costante e quindi “descrivono” lo scorrere del tempo in maniera uniforme. Lo spostamento apparente del Sole nel cielo purtroppo non è tale; soffre di lievi “disturbi” che però gli strumenti moderni sono in grado di registrare e l’accumularsi di questi disturbi fa sì che se un orologio venisse regolato sulla posizione effettiva del Sole, dopo un po’ di tempo se ne discosterebbe anche in maniera notevole.
Con la diffusione massiccia degli orologi meccanici nacque il problema di stabilire se il tempo giusto dovesse essere quello segnato dal Sole, e quindi per mezzo di meridiane, o quello segnato dagli orologi; ovviamente all’inizio, per abitudini secolari, si ritenne che gli orologi dovessero adeguare la loro marcia a quella del Sole Vero, tanto che questi venivano puntualmente rimessi quando le meridiane segnavano il mezzogiorno. La comodità e l’utilità di un tempo uniforme non poteva però sfuggire agli astronomi, alla ricerca da sempre di un “palcoscenico” coerente sul quale piazzare gli eventi celesti. A dire il vero gli astronomi avevano già trovato un eccellente sostituto del tempo solare: il tempo siderale, il tempo cioè misurato, sempre in base alla rotazione della Terra, ma riferito non al capriccioso Sole bensì alle stelle (ritenute) fisse ed immobili; in particolare ne venne usata una, addirittura inesistente ed immaginaria cui venne dato il nome di Punto Gamma o Punto Siderale. Tale scala temporale poco si addiceva alla vita civile proprio perchè non teneva conto della posizione del Sole, e quindi era, ed è tutt’oggi usata esclusivamente a scopi astronomici.
Intorno al 1680 l’Astronomo Reale Inglese Flamsteed per il computo del tempo propose di sostituire al Sole Vero un Sole immaginario che si muovesse con la velocità media di quello vero e che quindi non soffrisse di quelle piccole variazioni di velocità che sono naturali ma che tanto sono scomode. Tale astro immaginario venne chiamato Sole Medio ed il tempo regolato su di esso Tempo Medio. Il passaggio dal Tempo Solare Vero (così si chiama in quanto indiscutibilmente legato alla posizione effettiva del Sole in cielo) al Tempo Solare Medio non fu però immediato. Occorsero altri cento anni prima che fosse ufficialmente adottato dalle principali città europee. La prima ad avere tale merito fu Ginevra nel 1780, seguita a ruota da Londra.
Poichè il Tempo medio “piaceva”, nel 1798, in un congresso astronomico, ne fu proposta l’utilizzazione universale. L’adozione fu graduale e non priva di controversie e timori. In Italia il Tempo Medio fu adottato nel 1852 a Torino, nel 1858 a Bologna e nel 1860 a Milano.
Qualcuno a questo punto si chiederà: qual è la differenza tra Tempo Vero e Tempo medio? Ebbene, poiché il moto del Sole è variabile, anche questa differenza lo è; e poichè il Sole immaginario si muove, su base annua, alla velocità media del Sole vero capiterà che talvolta il Tempo Medio sia in anticipo rispetto a quello Vero, talaltra in ritardo e a volte siano coincidenti. Lo scarto massimo che si può riscontrare tra due orologi che inseguono i due diversi tipi di tempo arriva a circa 16 minuti, mentre per ben quattro volte l’anno lo scarto si azzera.

Andamento annuale dell'Equazione del Tempo

La differenza tra i due tempi prende il nome di Equazione del Tempo Medio e l’andamento annuale è riportato nel grafico di cui sopra.
A questo scarto si deve (in parte) la non corrispondenza tra le indicazioni di una meridiana e di un normale orologio. Il motivo per cui un orologio solare non “torna” non dipende quindi dal fatto che sia errato o malfunzionante; esso insegue un tempo che la società civile ha definitivamente abbandonato.
L’adozione del Tempo Medio non fu sufficiente a placare la sete di uniformità negli orari dei vari paesi. Due nuove invenzioni resero necessario un ulteriore aggiustamento: il telegrafo e le ferrovie. L’enorme sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni mise in evidenza un grave difetto nella misurazione del tempo: la non sincronizzazione degli orologi all’interno di un medesimo stato. Ognuno, come giustamente (in senso astronomico) doveva essere, indicava l’ora valida in quel momento in quel luogo, cioè il Tempo Medio Locale. Poichè il Sole (Medio o Vero non fa differenza in questo caso) passa sui vari meridiani in tempi diversi, quando, ad esempio, sarà mezzogiorno a Genova, a Trento tale ora sarà già passata da alcuni minuti. In breve ogni città ha la sua propria ora locale, che differisce magari di poco, da quella della città vicina cosicchè diventa molto complicato fissare appuntamenti simultanei o stilare orari che tengano conto delle ore di transito di un treno nelle varie città. Tale sistema, oltretutto, obbligava i viaggiatori a regolare continuamente l’orologio per adeguarlo al luogo.
Si giunse così a stabilire che in una nazione tutti gli orologi dovessero indicare, nello stesso istante (e grazie al telegrafo ciò diventava possibile) la medesima ora senza tener conto di quella propria del luogo. Ovviamente nella maggior parte dei casi si scelse quale ora di riferimento quella della capitale.
Ciò allontanava ancora di più gli orologi dall’ora solare; non solo questi erano obbligati a seguire un sole inesistente, ma per legge vennero obbligati a seguirlo come se fossero sul meridiano di un’altra città e non la propria.
L’adozione di un’ora nazionale comportava la necessità di far avanzare o ritardare gli orologi delle varie città per adeguarli a quello di riferimento; l’entità dell’adeguamento è variabile e dipende dalla differenza di longitudine tra il luogo di riferimento ed il luogo considerato. Poichè il Sole impiega 24 ore per descrivere una rotazione apparente completa attorno alla Terra (e quindi per coprire una differenza di longitudine di 360°) l’adeguamento sarà pari ad 1 minuto di tempo ogni 15’ di differenza di longitudine (o 4 minuti ogni 1°).
In Italia l’ora uniforme per tutto il territorio nazionale entrò in vigore il 12 Dicembre 1866.
Risolto il problema all’interno di uno stato restava la necessità di regolare l’orologio quando un viaggiatore attraversava il confine tra due diversi paesi. Il problema, consisteva nella mancanza di accordi a livello internazionale ed ogni paese adottava il meridiano di riferimento che più faceva comodo, con la conseguenza che il passaggio da un’ora nazionale all’altra comportava adeguamenti, non multipli di un’ora intera come accade oggi, ma di imprecisabili frazioni di ora, sulle quali di volta in volta bisognava informarsi. Un altro grosso problema era che quei paesi con grande estensione in longitudine non potevano adottare una unica ora nazionale, senza eccessivamente stravolgere l’associazione dell’orario con la posizione del Sole di cui, comunque, occorre sempre tener di conto. In tutta l’America, ad es. se si fosse adottata come ora nazionale quella di Washington, le città della costa pacifica avrebbero dovuto far avanzare i loro orologi mediamente di tre ore rispetto al loro orario naturale. Al risveglio mattutino i loro orologi, anzichè le sette avrebbero segnato le 10 e così via. Una soluzione ovviamente non praticabile. E proprio in America, con l’enorme sviluppo delle ferrovie che univano le due coste, nacque l’esigenza di migliorare e razionalizzare il metodo delle ore nazionali.
Fu avanzata una proposta di suddivisione dell’intero globo in 24 spicchi (fusi) ampi 15° di longitudine all’interno dei quali ogni paese dovesse assumere l’ora del meridiano centrale del fuso indipendentemente dalla longitudine della rispettiva capitale. Il passaggio da un fuso all’altro avrebbe comportato lo spostamento in avanti o all’indietro di un’ora netta. Venne scelto come meridiano di origine del sistema quello passante per l’osservatorio di Greenwich che avrebbe assunto longitudine 0°. Tra diverse vicissitudini, congressi internazionali, controproposte e ostentazioni di orgoglio nazionale da parte di alcuni paesi la proposta fu infine accettata e nacque il sistema dei fusi orari, oggi universalmente adottato.
Il tempo corrispondente prende il nome di Tempo Medio del Fuso, o più semplicemente Tempo Fuso.
Essendo il fuso ampio 7°.5 ad Est ed altrettanti ad Ovest del meridiano centrale, nella peggiore delle ipotesi per quelle città che sono esattamente ai limiti della zona oraria, l’adeguamento degli orologi, e che prende il nome di Correzione del Fuso, è al massimo di trenta minuti. Un avanzamento (o ritardo) accettabile e che non stravolge eccessivamente l’orario abituale.
L'Italia è nel primo fuso Est, (contrassegnato con la lettera A) e la longitudine di riferimento è esattamente 15° Est. L’orario di tale fuso, essendo adottato dalla maggior parte dei paesi europei, è noto anche come Tempo Medio dell’Europa Centrale (T.M.E.C.) Poichè Viareggio si trova alla longitudine di 10° 15’ Est la Correzione del Fuso ammonta a 19 minuti; cioè i nostri orologi segnano costantemente 19 minuti in più di quello che dovrebbero. Nel periodo estivo, l’avanzamento di un’ora degli orologi tecnicamente corrisponde all’adozione nel nostro paese del fuso orario B centrato sul meridiano di longitudine 30° Est.
Quando si viaggia da un continente all’altro, ad ogni attraversamento di fuso occorre avanzare l’orologio di un’ora se ci si sposta verso Est, un’ora indietro se in direzione Ovest.
Si potrebbe pensare che se potessimo fare il giro della Terra in poco tempo e con un mezzo ideale in direzione Ovest dovremmo portare l’orologio indietro di 24 ore ogni giro completo (arretrando ogni ora per ogni fuso attraversato) e se continuassimo a girare per lungo tempo alla fine il nostro calendario sarebbe sfasato di parecchi giorni. Questo non è possibile perché sul meridiano di longitudine 180° (detto anche antimeridiano di Greenwich) è posta la linea di cambiamento della data. Attraversando tale meridiano in direzione Ovest entriamo in quella zona della Terra in cui è già arrivata la mezzanotte e quindi si deve avanzare la data di un giorno, andando così a compensare l’arretramento delle ore. Attraversando la linea di separazione della date in direzione Est occorre invece diminuire la data di un giorno. Se non si tiene conto di ciò e si effettua la circumnavigazione del globo si rischia di ritornare al punto di partenza con il calendario spostato di un giorno. E’ quanto accadde alla spedizione di Ferdinando Magellano, che per primo compì la circumnavigazione della Terra. Al ritorno alle Isole del Capo Verde i superstiti constatarono con stupore che era il 10 di Luglio mentre il conteggio di bordo indicava il 9. Fu controllato accuratamente il diario di bordo ma non fu trovato nessun errore di computo. I migliori astronomi di Spagna, incaricarti di risolvere l’enigma, non riuscirono a venirne a capo. La spiegazione fu successivamente fornita dal geografo Pietro D’Anghiera.
Su tale equivoco d’altra parte è basato il finale a sorpresa de “Il giro del Mondo in 80 giorni”.
Il sistema dei fusi orari in Italia entrò in vigore il 1.o Novembre 1893. Il decreto che lo impose stabilì anche che le ore venissero contate da una mezzanotte all’altra, da 0 a 24 eliminando così ufficialmente la suddivisione del giorno in 12 ore antimeridiane e 12 pomeridiane.

 

 Articolo tratto da: Istituto Nautico ARTIGLIO

© 2017