Cosa videro veramente?

Le comete tra leggenda e realtà - Cosa videro veramente i Re Magi

Il simbolo più luminoso del Natale è anche il più misterioso: ma quel corpo celeste, narrato dall'evangelista Matteo, dipinto da Giotto e studiato dall'astronomo Keplero, aiuta a far luce sugli enigmi della datazione della nascita di Gesù. E oggi le comete sono al centro dell'attenzione dei programmi spaziali, che prevedono di esplorarle lanciando sulla loro scia una flottiglia di sonde

Se Natale è il compleanno di Gesù, la candelina sulla torta non può che essere la stella cometa. Dal celebrato affresco nella Cappella degli Scrovegni a Padova dipinto da Giotto all'ultimo, rudimentale presepe di casa, l'astro è sicuramente il simbolo dominante del Natale, quello che quasi ruba la scena: guida il cammino dei Re magi, illumina la Sacra Famiglia al riparo nella notte di Betlemme, è al contempo l'oggetto più lontano e distaccato della scena (pur tra mille varianti nella rappresentazione) e quello che più le imprime una valenza sacra: Gesù nasce sotto una buona stella, e il mondo accorre in adorazione. Cosa videro i Re Magi nel cielo della Palestina? La stella di Betlemme ha un'indubbia rilevanza simbolica, e un probabile fondamento storico; tuttavia, resta un oggetto misterioso, e quindi del tutto degno di una ricerca approfondita. Come quella che ha compiuto Newton, seguendo la scia luminosa per tentare di conoscerla meglio, alla luce della scienza moderna. E pazienza se, per ricostruire con tutta l'accuratezza possibile quanto accadde nel cielo sopra Betlemme in quella notte di circa 2000 anni fa, occorre prima disfarsi di tanti luoghi comuni natalizi.

Gesù nacque davvero il giorno di Natale?

Per capire cosa è in realtà la stella di Betlemme è necessario innanzitutto circoscrivere il periodo della nascita di Gesù. Il Nuovo Testamento tramanda che Giuseppe di Nazareth e Maria si erano recati nella piccola città di Betlemme, in Giudea, per adempiere all' editto con cui l'Imperatore Augusto aveva disposto un censimento della popolazione. Maria avrebbe dato alla luce Gesù durante il soggiorno in questa città al crescere della luna. L'anno dell'editto di Augusto è stato indicato all'incirca come il 6 a.C.; la morte di re Erode, altro dato storico importante nella ricostruzione della cronologia, si fa risalire alla primavera del 4 a.C. Con queste date di riferimento, appare oggi probabile che la nascita di Gesù sia avvenuta, in realtà, tra il 7 e il 5 a.C.; in tal caso, detto per inciso, il 2000 sarebbe già trascorso. A cosa è dovuta la discrepanza tra l'anno della nascita di Gesù e l'anno zero effettivamente stabilito? Probabilmente a un errore o a un'approssimazione più o meno arbitraria del monaco di origine scita Dionigi il piccolo, che nel VI secolo introdusse l'era cristiana; secondo i suoi calcoli, errati di qualche anno, Gesù nacque 753 anni dopo la fondazione di Roma. In ogni caso, come racconta il Nuovo Testamento, furono astrologi dei lontani Paesi orientali a rilevare la comparsa della stella, a interpretarla come segnale dell'imminente nascita del Re dei Giudei e a recarsi a Gerusalemme per chiedere a Erode, re dei Giudei in carica, dove fosse nato il suo successore. Sentito dai suoi saggi che le profezie indicavano Betlemme come luogo di nascita di un futuro re d'Israele, Erode inviò i Re Magi nella città della Giudea: "Essi, udito il Re, partirono; ed ecco, la stella che avevano veduto nel suo sorgere li precedeva, finché, giunta sopra il luogo dove era il fanciullo, si fermò" (Vangelo secondo Matteo, 2, 9).E fu così, vien quasi spontaneo aggiungere, che i tre Re Magi portarono in dono oro, incenso e mirra a Gesù Bambino, nato il 25 dicembre. Così dicendo, ci si espone tuttavia ad altri due errori. Il primo: Matteo parla di tre doni, ma dei Re Magi parla sempre in un plurale generico. Che fossero dunque in tre, come vuole la tradizione anche iconografica, è una conclusione quantomeno affrettata: certo fa comodo pensarlo, anche perché combacia con il concetto cristiano della Trinità. La loro eterogeneità (un anziano bianco, un giovane nero, un orientale di mezz'età) rafforza poi il concetto di adesione dell'umanità intera (tutte le età, tutte le razze) alla sovranità del Cristo. Ora, gli studi storici convergono sulla tesi che fossero astrologi venuti dalla Persia, adepti dello zoroastrismo, l'antica religione iranica che identificava il bene con la luce e dava, in generale, grande importanza alle stelle: un dettaglio, si vedrà più avanti, rilevante. Ma sul numero dei Re Magi non esistono certezze. Il secondo probabile errore è la fatidica data del 25 dicembre. La Bibbia qui non aiuta: neanche Matteo, degli evangelisti il più portato a illustrare la dimensione umana di Gesù, fa alcun cenno su stagione e data della nascita. Ci proverà ripetutamente la Chiesa, da quando l'editto di Costantino, nel 313, segna l'affermazione del cristianesimo nel mondo greco-romano, facendo in breve tempo della Chiesa cristiana la Chiesa imperiale. Diverse date vengono prese in considerazione. Finché, nel 354, la celebrazione della festa del Natale è attestata a Roma per il 25 dicembre, nel quindicesimo giorno della luna nuova. Il sospetto degli storici è che anche questa data fosse utile per stimolare l'adesione delle masse, fin lì dedite al culto delle divinità ellenico-romane (Giove, Marte e così via) alla nuova religione: Saturno, divinità agricola, veniva celebrato per una settimana a partire dal 17 dicembre, e il 25 era quindi l'ultimo giorno, quello culminante, dei Saturnalia. Anche la religione della divinità asiatica Mitra celebrava il 25 dicembre la rigenerazione del vigore del sole, dopo il solstizio d'inverno. Insomma, culture diverse e distanti come quella iranica e quella greco-romana celebravano il solstizio d'inverno collocando subito dopo questa data l'ingresso delle divinità nel mondo. E, probabilmente, resta valida la classica spiegazione antropologica: il solstizio d'inverno corrisponde al momento più freddo dell'anno, le ore di luce sono ridotte al minimo, i campi non danno frutti. Da quel momento in poi, le cose non faranno che migliorare: quindi, tanto vale fare un bella festa con gli avanzi delle ricchezze prodotte nel corso dell'anno.

Senza date certe sono tutte semplici ipotesi

L'affrancamento dall'obbligo di considerare il 25 dicembre come il giorno di Natale e l'anno zero come l'anno in cui effettivamente nacque Gesù, rende vana ogni speranza di valutare l'esatta natura della stella di Betlemme. Come ricorda l'astronoma Margherita Hack, "siccome mancano date di riferimento certe, anche le teorie più credibili si riducono a semplici ipotesi." Classificabili in due categorie: quelle che la identificano con un corpo del sistema solare (un grande meteorite, una cometa, un allineamento di Giove con Saturno), e quelle che suppongono che si tratti di stelle vere e proprie: una nova, una supernova, o una stella variabile. Ecco le ipotesi principali.

Era una cometa o solo un meteorite?

Il primo a formulare la supposizione, basata non su congetture scientifiche ma sul genio artistico, è Giotto (1267?-1337) quando dipinge una stella con una grande scia rossa nell'Adorazione dei Re Magi. È il 1305: poco prima, nel 1302, era apparsa la cometa di Halley, che aveva destato grande impressione. Come le molte comete che entrano ed escono nel sistema solare a intervalli più o meno regolari di alcuni decenni o di migliaia e migliaia di anni, così anche quella di Halley è di tipo periodico: si affaccia nei cieli con un ciclo di 76 anni. Quindi, in base alla matematica, dovrebbe essere comparsa nel 12 a.C.: troppo in anticipo per essere la stella di Betlemme. Era un meteorite? Le "stelle cadenti", o meteoriti, possono tracciare una scia di luce molto lunga e luminosa quando si vaporizzano al contatto con l'atmosfera terrestre. Tuttavia, il fenomeno delle stelle cadenti è istantaneo, non dura più di qualche secondo. Pertanto è difficile pensare che la stella di Betlemme, che doveva guidare il viaggio dei Re Magi, fosse una stella cadente. Era Venere? Se la stella di Betlemme era un astro particolarmente scintillante e luminoso, come tutto sembra suggerire, non è escluso che si trattasse di Venere, pianeta facile da scambiare per una stella. La sua traiettoria nella volta celeste potrebbe essere il riferimento per un viaggio terrestre. Nel periodo di massima luminosità, inoltre, Venere mostra anche di giorno uno scintillìo di colore dorato. Questo fenomeno si ripete regolarmente in un arco di tempo inferiore ai due anni e anche gli antichi lo conoscevano bene: Greci e Romani chiamavano Venere la "stella della sera" (o Espero, dal greco hespéra, ossia sera), perché spesso brilla al tramonto. Ma proprio qui sta il punto a sfavore: i Re Magi non si sarebbero messi in viaggio per un fenomeno che conoscevano bene. Occorreva qualcosa di più straordinario.

Era una nova o una supernova?

La prima ipotesi che coinvolge fenomeni davvero straordinari viene dal grande astronomo tedesco Johannes Kepler (1571-1630), ossia Keplero, famoso per le leggi sulle orbite dei pianeti: riguardo alla stella di Betlemme pensava che potesse trattarsi di una supernova. Una nova è una stella che all'improvviso brilla molto più del normale e dopo un certo periodo di tempo torna nell'oscurità; una supernova è una stella che alla fine della sua vita collassa su se stessa e implode, raggiungendo un'eccezionale luminosità, tale da renderla visibile anche di giorno. Nel 1572, l'astronomo danese Tycho Brahe (1546-1601), di cui Keplero era il pupillo, aveva effettuato minuziose osservazioni sulla comparsa di una supernova nella costellazione di Cassiopea. Il suo discepolo mise in relazione tali osservazioni con testimonianze sull'apparizione di novae nelle vicinanze di Cassiopea rispettivamente nel 952 e nel 1256, e concluse che doveva trattarsi della stessa stella che, evidentemente, aumentava la propria luminosità con esplosioni cicliche di circa 300 anni che la rendevano visibile. Quindi, risalendo di tre secoli in tre secoli, è plausibile che fosse questa la stella che accompagnò la nascita di Gesù.

Era una congiunzione di Giove e Saturno?

Nel 1603, tuttavia, Keplero osservò una congiunzione tra Giove e Saturno e cambiò idea. Impressionato dal fenomeno, si dedicò a calcolarne la frequenza. Giove gira attorno al Sole in circa 12 anni, Saturno in circa 29. Di conseguenza, ogni 20 anni circa è possibile vedere Giove oltrepassare Saturno; in quel momento i pianeti sono allineati e molto ravvicinati. L'incontro avviene generalmente una sola volta, ma può anche verificarsi un fenomeno denominato "triplice congiunzione", in cui questi pianeti si avvicinano e si allontanano tre volte nell'arco di circa sei mesi. Questo si verifica quando Giove oltrepassa Saturno e i due pianeti si ritrovano in opposizione. Entrambi i pianeti sembrano arrestarsi una prima volta e poi procedere in direzione opposta (moto retrogrado); dopo essersi fermati una seconda volta, ritornano al moto diretto e tracciano un'ampia curva. Poiché le curve tracciate dai pianeti sono allineate, nel momento in cui Giove supera Saturno (prima con moto diretto, poi retrogrado e infine ancora diretto) il fenomeno di avvicinamento e allontanamento dei due pianeti si ripete per tre volte.La triplice congiunzione di Giove e Saturno è rara: si verifica solo una volta ogni 59 anni circa. Prima e dopo l'opposizione, poiché la distanza con la Terra è ridotta, la luminosità dei pianeti aumenta ed è facile che venga notata. In base ai calcoli di Keplero, avallati dalle verifiche più recenti, questo fenomeno doveva essersi verificato sullo sfondo della costellazione dei Pesci tra maggio, aprile e dicembre del 7 a.C. È dunque, forse, l'ipotesi più plausibile: anche perché combacia con la profezia citata in Matteo: "Da te [Betlemme] uscirà un capo che guiderà Israele, mio popolo". Ora, Giove rappresenta, nella mitologia, la figura di un re, di un capo; Saturno la Giustizia (e, per estensione, la guida); la costellazione dei Pesci, infine, rappresenta il popolo d'Israele, che Mosè condusse attraverso le acque del Mar Rosso. Non manca, infine, un suggestivo corollario a questa teoria: la triplice congiunzione di Giove e Saturno si ripeterà, nella costellazione del Toro, proprio nell'anno 2000.

Fu inventata da Matteo come metafora religiosa?

Le intuizioni di Keplero hanno lasciato il segno; se ne tiene conto anche nella recente teoria della sovrapposizione di più fenomeni astronomici: da un lato, la congiunzione, dall'altro una cometa (citata nelle antiche registrazioni cinesi come "kakusei", stella passeggera). Questa potrebbe aver indotto i Re Magi a mettersi in viaggio, mentre l'apparente arresto del moto di Giove spiegherebbe come la presunta "stella" si sarebbe fermata sul luogo in cui si trovava Gesù. Infine giova ricordare un'ultima ipotesi: la stella di Betlemme, citata solo nel Vangelo di Matteo ma ripresa da tutta l'iconografia religiosa, non è mai esistita, ed è da intendersi come pura immagine divina a suggello della nascita del Messia. Secoli di congetture, teorie e ipotesi, rappresenterebbero solo il tentativo di trasformare in scienza una metafora religiosa. Un'ipotesi che, implicitamente, sembra avallata dalle parole di padre George Coyne, direttore della Specola, l'istituto astrofisico del Vaticano: "Non penso che sia un problema di astronomia, ma, piuttosto, di interpretazione biblica". La stella di Natale è dunque sostanzialmente circondata dall'oscurità del mistero; il che, in fondo, la rende ancora più brillante.

Articolo tratto da Newton

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